“Tutto quello che è stato”, il nuovo libro di Francesco Scrima

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Presentazione del nuovo romanzo di Francesco Scrima il 6 novembre, alle ore 18,00 presso il Kalta tennis- via Beato Angelico 16 – Palermo – ingresso libero.
Organizzazione a cura del MSP comitato provinciale di Palermo. Interventi del professore Vincenzo Sacco e letture Fabrizio Giotti di ArtiComio APS

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“Tutto quello che è stato” di Francesco Scrima: un viaggio emozionante nella memoria, tra sorrisi, nostalgia e verità.
Ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia, ma riescono a riportarci indietro nel tempo, risvegliando ricordi, emozioni e frammenti di vita che credevamo ormai lontani. Tutto quello che è stato di Francesco Scrima è uno di questi: un’opera che intreccia memoria familiare e storia collettiva, restituendo con vivacità e sensibilità il ritratto di un’epoca che ha lasciato un segno profondo nella coscienza di un’intera generazione.
Attraverso le vicende di una famiglia palermitana, l’autore ci accompagna nella Sicilia e nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta, in un mondo sospeso tra tradizioni ancora radicate e cambiamenti che cominciano a trasformare la società. È un viaggio nel passato che profuma di quotidianità, di abitudini familiari, di televisori accesi nelle case, di piccoli rituali condivisi e di un modo di vivere fatto di legami, contraddizioni e valori che oggi sembrano appartenere a un’altra dimensione.

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La forza del libro risiede nella capacità di alternare leggerezza e profondità, ironia e malinconia, momenti esilaranti e passaggi più intensi. Scrima osserva la realtà con uno sguardo attento, capace di cogliere tanto il lato buffo delle situazioni quanto le ombre di un periodo segnato da tensioni sociali, difficoltà economiche e tragedie che hanno attraversato il Paese. La Storia, quella con la S maiuscola, non rimane sullo sfondo come una semplice cornice, ma entra nelle case, influenza i rapporti umani e si riflette nelle scelte e nei comportamenti delle persone comuni.
Particolarmente suggestivo è il contrasto tra il mondo di ieri e quello contemporaneo. Le dinamiche familiari, il rapporto con la scuola, il ruolo dei mezzi di comunicazione e il modo di vivere la politica diventano occasioni per riflettere su quanto sia cambiata la nostra società. Chi quegli anni li ha vissuti ritroverà gesti, atmosfere e consuetudini capaci di riaccendere ricordi personali; chi invece li conosce soltanto attraverso i racconti potrà scoprire una realtà sorprendente, lontana per molti aspetti, ma ancora ricca di insegnamenti.
Eppure, il valore di quest’opera non si esaurisce nella nostalgia. Ricordare, infatti, non significa idealizzare il passato, ma comprenderlo nella sua complessità, riconoscendone le bellezze, le ingenuità, le difficoltà e le contraddizioni. È proprio in questo equilibrio che il racconto acquista autenticità: dietro gli episodi familiari si intravede il ritratto di un’Italia in trasformazione, con le sue speranze, le sue paure e la sua inesauribile capacità di andare avanti.

La Palermo che emerge da queste pagine diventa così molto più di un semplice luogo geografico: è un universo umano, un intreccio di relazioni, caratteri e consuetudini che restituisce il sapore di una Sicilia profondamente legata alle proprie radici, ma già proiettata verso un futuro diverso. Una dimensione nella quale il particolare si fa universale, perché, in fondo, ogni famiglia custodisce una piccola storia che finisce per somigliare a quella di tante altre.

Francesco Scrima ci invita a guardare indietro senza smettere di interrogarci sul presente. Ed è forse questa la qualità più preziosa del libro: ricordarci che il passato non è soltanto ciò che abbiamo lasciato alle spalle, ma una parte essenziale di ciò che siamo diventati.

Tutto quello che è stato è una lettura capace di coinvolgere, divertire e commuovere, lasciando nel lettore quella piacevole sensazione che nasce quando una storia riesce a toccare corde intime e universali. Un libro consigliato a chi ama i racconti di famiglia, a chi desidera riscoprire un’Italia ormai lontana e a chi crede che, tra le pieghe dei ricordi, si nasconda ancora una parte fondamentale della nostra identità.
Perché, in definitiva, raccontare ciò che è stato significa dare valore a ciò che abbiamo vissuto, comprendere ciò che siamo e custodire ciò che non vogliamo dimenticare.

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