L’ambasciatore statunitense Tilman j. Fertitta in visita a Cefalù alla ricerca delle sue origini
Fertitta è approdato con il suo megayacht nel paese da cui è partito un suo trisavolo all’inizio dell’800
E’ stato un bagno di folla la visita dell’ambasciatore statunitense in Italia, Tilman j. Fertitta, approdato a Cefalù, a bordo del sul yacht “Boardwalk” (117 metri di lunghezza con 2 elicotteri) con tutta la sua grande famiglia.
L’occasione è il tour “Freedom 250 coastal diplomacy” per l’Italia, organizzato in occasione del 250esimo anniversario dell’indipendenza americana. Un tour tra piccoli e grandi centri italiani a bordo dello yacht che si trasforma in una sede “navigante” dell’ambasciata Americana nel nostro paese. A Cefalù, l’ambasciatore Fertitta è già stato diverse volte, ma mai con il ruolo che oggi ricopre per l’amministrazione a stelle e strisce a guida di Donald Trump.
Il legame con la cittadina turistica siciliana si deve a un suo trisavolo Francesco Fertitta nato a Cefalù nel 1831 e successivamente sposato con Giuseppina Serio. La storia è stata ricostruita dagli attenti funzionari dell’ufficio anagrafe del comune di Cefalù che hanno perfino rinvenuto l’estratto di nascita del trisavolo donato, durante una cerimonia in Municipio dal sindaco Daniele Tumminello all’ambasciatore. Nella sala delle capriate del Comune si è svolto un breve speach sia del sindaco che dell’autorevole ospite con lo scambio di doni e la firma del libro rosso un manoscritto iniziato nel 1500 che custodisce la storia della città e, da diversi anni, le firme degli ospiti illustri transitati da Cefalù.

“Sono cresciuto in una famiglia dove si ricordava Cefalù e Palermo, ha detto l’ambasciatore. Questa narrazione ha fatto sempre parte della nostra storia e, nel 2010, sono riuscito a portare qui mio padre. Quando parlo con il presidente Mattarella e il presidente La Russa ricordo le mie origini e quanto speciale è questo posto”.
Parole che hanno fatto gongolare il sindaco Tumminello ma anche i tanti cefaludesi accorsi a riabbracciare un cittadino americano, di origini siciliane, che ha saputo costruire una fortuna imprenditoriale. Presenti anche in sala i discendenti delle famiglie Brocato e Fertitta con cui ci sarebbero, se pur lontani, dei legami parenterali. Doverosa è stata la visita del Duomo con la delegazione accolta dal vescovo della Diocesi, monsignor Giuseppe Marciante.
L’ambasciatore non si è sottratto al bagno di folla e alla richieste di passanti e turisti di fare un selfie. Tra questi anche americani in vacanza a Cefalù che lo hanno subito riconosciuto. Un passaggio anche da Porta Pescara e dal Museo Mandralisca, pochi minuti, per ammirare l’Antonello.

“È fantastico poter uscire, parlare dell’America e del nostro rapporto speciale con l’Italia. L’America ama l’Italia e l’Italia ama l’America: è proprio questo il bello”, ha detto l’ambasciatore scambiando delle battute con i giornalisti.
Nel giorno dell’indipendenza americana ma anche della visita di Papa Leone a Lampedusa non è mancata da parte dei giornalisti un domanda sull’immigrazione. “Io sono favorevole all’immigrazione – ha detto Fertitta – non c’è nulla di male nell’immigrazione, è ciò che ha reso grandi tutte le aziende, la mia famiglia d’altronde ne è un esempio. Penso che l’immigrazione renda speciali il mondo e le singole nazioni, ma quando oggi ci si reca nel Paese di qualcun altro, bisogna giurarvi fedeltà, impararne la lingua e integrarsi nella comunità e nella società locale. Non si dovrebbe andare nel Paese altrui senza entrare a far parte della loro società e del loro mondo. Detto questo, credo nell’immigrazione”.
Il saluto dalla vecchia marina all’illustre ospite tornato a bordo del mega yacht con l’impegno a ritornare e con il sindaco che non ha mancato di sottolineare come questa sia stata un’occasione per consolidare un amicizia con la città d’origine.
Vincenzo Lombardo

