Giovanni Felice (Confimprese Palermo): “Occorre rifinanziare le misure regionali destinate ai sistemi di videosorveglianza”

0

Audizione di Giovanni Felice in Commissione parlamentare speciale di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia

Giovanni Felice Confimprese Palermo

Giovanni Felice Confimprese Palermo

Il presidente di Confimprese Palermo Giovanni Felice ha incontrato ieri in audizione Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia e gli ha consegnato un documento. Il documento è offerto alla Commissione regionale Antimafia come contributo al confronto avviato sul tema della tutela delle imprese e del contrasto ai fenomeni intimidatoriper individuare possibili percorsi di approfondimento e di collaborazione tra istituzioni, rappresentanze economiche e tutti i soggetti che, a diverso titolo, possono concorrere a rafforzare la fiducia nello Stato e la continuità delle attività economiche colpite da gravi episodi intimidatori.

Banner Rag Giuseppe Pannullo

“La grave situazione che continua ad interessare il nostro territorio ha riportato con forza al centro del dibattito pubblico un problema che, in realtà, non si è mai completamente risolto – scrive nel documento Felice – Negli ultimi mesi magistratura e forze dell’ordine hanno dato importanti segnali della presenza dello Stato, conseguendo risultati significativi nel contrasto alla criminalità organizzata e ai fenomeni intimidatori che continuano a colpire il sistema economico. Si tratta di un lavoro fondamentale, che merita il pieno riconoscimento e che rappresenta il presupposto indispensabile di ogni ulteriore intervento”.

Cosa propone Confimprese Palermo? “Accanto a questo sistema di contrasto, costruito negli anni attraverso strumenti investigativi, misure di prevenzione e forme di sostegno alle vittime, esiste tuttavia un ambito nel quale riteniamo possibile sviluppare un’ulteriore riflessione – continua Felice – Le misure oggi previste dall’ordinamento rappresentano un patrimonio importante e, nella maggior parte dei casi, riescono a fornire risposte concrete alle imprese colpite. Il punto non riguarda quindi l’efficacia degli strumenti esistenti, ma il tempo necessario affinché tali strumenti possano produrre i loro effetti. Tra il momento in cui si verifica un grave episodio intimidatorio e quello in cui gli interventi ordinari diventano concretamente operativi, l’impresa vive una fase di particolare vulnerabilità. È in quei giorni che occorre riaprire il punto vendita, ripristinare i locali, rassicurare lavoratori, clienti e fornitori, mantenere gli impegni con il sistema bancario, affrontare i rapporti con le compagnie assicurative, garantire la continuità aziendale e, nello stesso tempo, collaborare con la magistratura e con le forze dell’ordine chiamate a fare piena luce sull’accaduto”.

Ecco perché secondo Confimprese “Questa fase, per sua natura, ha caratteristiche emergenziali. Eppure le risposte che l’impresa riceve continuano, nella maggior parte dei casi, a seguire procedure e tempi ordinari”.

Di qui la riflessione: “Così come il sistema pubblico è stato capace, in occasione di altre emergenze nazionali, di costruire strumenti straordinari e temporanei per accompagnare cittadini e imprese, potrebbe essere opportuno interrogarsi se anche un grave episodio intimidatorio non debba essere considerato, almeno per un periodo limitato, come una situazione di “colore rosso”, capace di attivare automaticamente procedure straordinarie e coordinate. Non si tratta di sostituire gli strumenti esistenti né di crearne altri paralleli. Si tratta, piuttosto, di affiancare al sistema strutturato di prevenzione, repressione e sostegno una risposta emergenziale, immediatamente attivabile, capace di accompagnare l’impresa nel periodo più delicato, quello che va dall’evento criminoso al progressivo ritorno alla normalità. Questa rete non può essere costruita da un solo soggetto. Magistratura e forze dell’ordine continuano a rappresentare il presidio fondamentale della legalità. Accanto ad esse, però, esiste un insieme di soggetti che, ciascuno per le proprie competenze, può concorrere a ridurre gli effetti economici e sociali prodotti dall’evento criminoso: Regione, Comuni, sistema bancario, compagnie assicurative, Confidi, Camere di commercio, associazioni di categoria e tutti gli altri organismi che operano, a vario titolo, a sostegno delle imprese”.

Con quale obiettivo? “L’impresa non dovrebbe essere costretta a rincorrere, proprio nel momento della massima difficoltà, i diversi interlocutori istituzionali, finanziari o assicurativi. Dovrebbe essere il sistema, nel rispetto delle competenze di ciascuno, ad attivarsi automaticamente attorno all’impresa. In questa prospettiva assumono particolare rilievo alcune possibili linee di intervento. Il rifinanziamento e l’aggiornamento delle misure regionali destinate ai sistemi di videosorveglianza rappresentano certamente una priorità, soprattutto se accompagnati da tecnologie più evolute e da forme di collegamento operativo con le centrali delle forze dell’ordine o con sistemi di allerta rapida, nel pieno rispetto della normativa vigente. Allo stesso modo potrebbe essere utile sviluppare protocolli con il sistema bancario, assicurativo e con i Confidi, finalizzati a garantire, per un periodo limitato e strettamente collegato all’emergenza, strumenti capaci di preservare la continuità aziendale”.

Un circuito virtuoso che assicura la tempestività della risposta, infatti, non produce soltanto effetti economici. “Può contribuire a rafforzare la fiducia dell’imprenditore nello Stato – conclude il presidente di Confimprese Palermo – a favorire la piena collaborazione con magistratura e forze dell’ordine e rendere ancora più efficace l’azione di contrasto ai fenomeni criminali. Ogni arresto rappresenta una vittoria importante dello Stato e merita il riconoscimento dell’intera collettività. Quella vittoria, tuttavia, può dirsi pienamente compiuta soltanto se l’impresa colpita riesce a continuare a lavorare. Quando un’attività economica è costretta a chiudere, la criminalità ha comunque raggiunto uno dei suoi obiettivi e quella diventa una sconfitta che riguarda tutti. La tutela delle imprese non si misura quindi soltanto nella capacità di individuare e perseguire i responsabili. Si misura anche nella capacità dello Stato e dell’intero sistema economico di fare sentire immediatamente l’imprenditore meno solo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *