Carmelo Scoma, democristiano d’altri tempi, fautore del compromesso conciliante
Carmelo Scoma, scomparso in questi giorni all’età di 95 anni, fu l’unico protagonista di quei tempi sopravvissuto, con una piena e soddisfacente vita politica.
Nel gennaio del 1976 Carmelo Scoma, nato a Prizzi come padre Pintacuda, diventa sindaco di Palermo con una maggioranza articolata e con l’appoggio esterno del Pci. Fu l’anteprima, profondamente innovatrice, del compromesso storico promosso da Enrico Berlinguer e accolto da Moro dopo le elezioni nazionali del giugno del 1976 con un governo a presidenza Andreotti. Carmelo Scoma che aveva forti radici sociali e sindacali, era dirigente della Cisl, faceva parte della componente Forze Nuove di Donat Cattin, ed in Sicilia aveva come riferimento Rosario Nicoletti, che proprio con il segretario regionale del Pci dell’epoca, Achille Occhetto, trovarono in Carmelo Scoma la sintesi politica e sociale che poteva realizzare una giunta per quell’epoca di fortissimainnovazione, che estrometteva le correnti di Gioia e di altri democristiani. Il segretario provinciale della Dc era Michele Reina. Oltre che innovativa, considerando il contesto storico, la sindacatura Scoma fu estremamente coraggiosa. Proprio per la paura delle influenze ambientali il Pci indebolì progressivamente, per poi ritirarlo, il suo appoggio. La sindacatura durò fino all’ottobre del 1978, alcuni mesi dopo, il 9 marzo del 1979, Michele Reina venne ucciso dalla Mafia, che mal digeriva quella stagione politica, e il 6 gennaio del 1980 fu ucciso Piersanti Mattarella. Rosario Nicoletti morì tragicamente qualche anno dopo.
Carmelo Scoma, scomparso in questi giorni all’età di 95 anni, fu l’unico protagonista di quei tempi sopravvissuto, con una piena e soddisfacente vita politica, poi proseguita attivamente da suo figlio Francesco, con lo spesso spirito di moderazione e condivisione, dai tratti gentili e concilianti, che esprimeva la sua formazione umana e sociale.
Giovanni Pizzo

