Mondello: metafora di una città, che tutto vuole ed il suo contrario

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Una guerra giuridica di tutti contro tutti che ha impaurito anche il Presidente della Regione, l’avvocato amministrativista Schifani, il quale è giustamente preoccupato, non tanto per Mondello ma per quello che questa querelle comporterebbe in tutta la Regione

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Il decreto d’urgenza in forma monocratica emesso dal Cga sulla vicenda Mondello, in attesa del pronunciamento collegiale tra un paio di settimane, sembra abbia creato sconcerto. Quel “ne civesad arma ruant” ha costretto giornalisti e politici, non tutti abituati a maneggiare il latino, a tornare sui banchi di scuola per interpretare le parole del Presidente, Ermanno de Francisci, nome quasi da console romano mandato come Publio Rutilio a sedare rivolte di schiavi. Ogni istituzione dello Stato guarda ad alcuni diritti o interessi specifici, e vediamo quali.

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La prefettura, preposta all’ordine pubblico aveva provveduto non ad un sequestro giudiziario, quello lo può proporre solo la procura della Repubblica ad oggi ancora silente, ma ad una forma di controllo light diciamo, con tre commissari a sorvegliare la gestione aziendale e riferire. Sulla base di questa disposizione ha agito la Regione per emettere il provvedimento di revoca della concessione? O sul precipitoso intendimento di togliere acqua politica al deputato La Vardera che ricordiamo non è stato il primo a scoprire cosa c’era sotto le alghe di Mondello. Lo aveva già fatto Repubblica con il valente Salvo Palazzolo. Improvvisamente la Regione si lancia in un provvedimento basato su quello predisposto dal Prefetto. E qui entra in gioco il Tar a cui fa ricorso la società Italo belga. Il quale più che sull’interdittiva pone a sostegno della revoca il non rispetto della norma comunitaria, la famigerata Bolkestein, la quale non vuole il reiterarsi delle concessioni ma l’espletamento di gare. E forse per questo interviene sospendendo la revoca il presidente del Cga? Per ristabilire un ordine amministrativo più che la sicurezza pubblica, che non spetta ovviamente all’italo belga, a meno di maliziose interpretazioni? Perché se passasse la linea del Tar, il rispetto della Bolkestein, tutte le concessioni balneari in Sicilia, e non solo, sarebbero irregolari. E in punta di diritto europeo lo sono, infatti siamo sotto infrazione come Paese, ma lo Stato ad oggi rimane nel limbo di leggi che ne stanno eludendo o ritardando l’applicazione. E questa vicenda, forse, secondo il Cga rappresenta una fuga in avanti, che potrebbe creare slavina di pronunciamenti, da qui il fermi tutti. Ma la cosa ancora più caotica è che un’altra istituzione autonomamente, non raccordandosi con nessuno, l’Avvocatura dello Stato, ricorre contro il pronunciamento del Cga.  

Una guerra giuridica di tutti contro tutti che ha impaurito anche il Presidente della Regione, l’avvocato amministrativista Schifani, il quale è giustamente preoccupato, non tanto per Mondello ma per quello che questa querelle comporterebbe in tutta la Regione. L’Italia, e la Sicilia di più, è terra di prassi, di oligopoli storici, di consorterie e lobby, più che di concorrenza di tipo nord europeo. Mondello sul piano del diritto rischi di fare più clamore dei decreti Bersani, di cui molti non si ricordano nemmeno più. Una spiaggia placida, a volte più bella delle Maldive, quasi ispirante acqua azzurra di Battisti, altre di un salmastro e verdognolo che nascondeva di tutto, potrebbe diventare uno tsunami. Se il Cga desse ragione al Tar sulla Bolkestein domattina un’associazione sportiva di Catania potrebbe fare ricorso sui lidi della Playa, e li si che verrebbe giù il mondo creando disordini pubblici. E se non tiene la concessione dell’Italo belga che fine faranno i circoli dei vip, dal Lauria in avanti? Dovranno essere messi a gara?

Ma la cosa che nessuno ha esaminato è il fatto delle istanze arrivate per il bando regionale oggi sospeso. Un paio di circoli sportivi,  un’associazione ed un panificio. Nessun grosso imprenditore turistico o alberghiero. Cioè abbiamo la spiaggia più bella del mondo e nessun ricco operatore del nord, del Veneto, della Romagna, della Toscana si è minimamente interessato? Ha paura della mafia o ha paura del nostro modo di applicare il diritto? 

Siamo terra di kaos forse più che di mafiosi, qui ogni testa è tribunale e non vi è certezza, di diritto e di futuro. E l’incertezza è l’incubo degli imprenditori. Nel frattempo il campionato di Mondello continua con i suoi tifosi, quelli dello status quo perché il cambiamento porta peggioramento, quelli della spiaggia libera tutti, quelli dell’antimafia in bikini, quelli che comunque Mondello mi fa schifo, il partito della pasta col forno e quello della nostalgia dello Zio Pippo. Mondello non è una spiaggia è la metafora di una città, che tutto vuole ed il suo contrario.

Giovanni Pizzo

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