Scianò: “La grande rivolta di Castellamare del Golfo, avvenuta il 1° Gennaio del 1862, continua ad avere significati politici, storici e “giuridici” molto “scomodi” per la Cultura Ufficiale e per il potere Istituzionale dello Stato Italiano”

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Giuseppe Scianò presidente del Centro studi "Andrea Finocchiaro Aprile"

“La grande Rivolta di Castellamare del Golfo, avvenuta il 1° Gennaio del 1862, continua ad avere significati politici, storici e “giuridici” molto “scomodi” per la Cultura Ufficiale e per il potere Istituzionale dello Stato Italiano”

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Si trattò di una sommossa popolare a carattere sicilianista finalizzata a contestare ed a delegittimare la “condizione Coloniale” della Sicilia tutta.

Ed in particolare fu una protesta contro la politica economica del giovane Regno d’Italia che aveva determinato il crollo irreversibile dell’economia Siciliana, provocando ovunque miseria, disoccupazione, corruzione e … disperazione. Nel mirino del risentimento Popolare aveva   un ruolo importante anche la Istituzione della leva militare obbligatoria, che in tutta la Sicilia ed in particolare a Castellamare del Golfo era diventato motivo di proteste e di ribellioni . Le proteste venivano spesso soffocate nel sangue ed in rappresaglie crudeli nelle Località di volta in volta assoggettate al reclutamento forzato dei giovani.

La rivolta di Castellamare, per la verità, era stata lungamente preparata anche perché quella Cittadina che era stata particolarmente ricca ed operosa, con alti livelli di produttività e di collegamenti commerciali sia in mare che in terra, si era ritrovata – subito dopo il Maggio del 1860 – in piena crisi e governata malissimo da “collaborazionisti” asserviti al Governo Piemontese, generalmente arricchitisi a spese dei loro stessi concittadini. Erano, questi “collaborazionisti”, denominati, in modo dispregiativo, “Cutrara”.

Non a caso nel  cercare di ridimensionare l’importanza ed il ruolo della rivolta sicilianista, non pochi storiografi preferiscono presentare la rivolta stessa come un momento di lotta “sociale”, “interna” alla Cittadinanza di Castellamare e non come una tappa importante di quella Lotta per la Libertà e la Indipendenza di tutta la Sicilia, che si sarebbe protratta eroicamente, con alterne vicende,  fino ai nostri giorni.

I presenti all’assemblea hanno evidenziato come sia opportuno che quella rivolta sia oggetto di un “documento” specifico che ripristini la verità dei fatti realmente accaduti. Anche per rendere giustizia alle centinaia di giovani combattenti che seppero affrontare con coraggio le truppe del Regio Esercito intanto sopravvenute. Gli episodi di valore furono numerosi e si evincono dai provvedimenti repressivi che il Governo Sabbaudo si affrettò ad attuare anche attraverso l’invio di ulteriori rinforzi di truppe.

E’ doveroso ricordare la “rappresaglia” particolarmente crudele ed incivile che portò alla fucilazione di 7 vittime innocenti delle quali riportiamo di seguito i nominativi:

Marina Crociata (cieca di 30 anni), Marco Randisi (bracciante agricolo di 45 anni), Benedetto Palermo (sacerdote di 46 anni), Angela Catalano (invalida di 50 anni), Angela Calamia (70 anni), Antonio Corona (70 anni) e Angela Romano (9 anni).

Anche se questa ultima strage di innocenti come, abbiamo detto orrenda, sarebbe riduttivo limitare la elencazione dei morti a questo singolo episodio. Cosa , questa, che di fatto sogliono fare la maggior parte di coloro che scrivono sulla rivolta di Castellamare.

Diventa pertanto di grande attualità il “documento” che il Centro Studi “AFA” intende redigere e diffondere, (seppure a distanza di 154 anni) per recuperare la memoria di una grande rivolta e per riaffermare il diritto alla verità ed il diritto a salvaguardare la propria memoria storica da parte del popolo siciliano.

Ci teniamo a puntualizzare questo spetto della vicenda soprattutto nell’attuale momento storico, nel quale si notano grandi “manovre” per “cancellare” (anche dal punto di vista territoriale) la identità la dignità, i diritti fondamentali del popolo siciliano, nonché la stessa Sicilia.

Il presidente del Centro studi “Andrea Finocchiaro Aprile”

Giuseppe Scianò

 

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