Mirello Crisafulli: “evergreen” della politica ennese

0

La sua politica del fare lascia opere che supereranno la sua esistenza umana e politica, nonostante la seconda sembri eterna

politica

Mirate Mirello, o ammirate Mirello. Mirello Crisafulli da Enna è un personaggio tipicamente siciliano, del suo entroterra, sembra uscito dalla fucina di Morgantina, che ai tempi dei Greci era la Chicago del modesto Siculo. In politica da sempre, viene amato o detestato, soprattutto a casa. Il nome, Vladimiro, non è affine al cechista Putin, non ne ha né il fisico scolpito dallo sport, né le idee per fortuna, anche se ha un’aurea imperiosa, bensì deriva dal “piccolo padre” probabilmente, Vladimir ll’ič Ul’ janov, da tutti conosciuto come Lenin. E lui di Enna moderna è indubbiamente il piccolo padre. Da qui si riconosce il comunismo ancestrale di Mirello, ultimo dei mohicani del vecchio PCI. A tutti quelli che lo contestano per la sua pervasività territoriale poniamo una domanda. Era migliore Enna prima di Mirello o dopo? Enna fino alla fine degli anni ‘80 era la città più povera d’Italia, e soprattutto non c’era nulla di nulla, ma proprio niente, a parte una piazza fascista di architettura razionalista ed il diruto Castello di Lombardia. Oggi Enna è una cittadina quasi moderna, ha, incredibile, un’ottima università, la Kore, con laboratori sui materiali da invidia europea, un ospedale più nuovo di altri, due facoltà di medicina, una zona industriale, Dittaino, un outlet che vende a tutta l’isola, e tante altre medie e piccole opere pubbliche. Dove c’era una città vecchia e depressa c’è una realtà piena di giovani. Tutte queste cose si devono alla “lungimirellanza” potremmo dire. Lui ci ha visto lungo, non ha investito il suo tempo politico in sagre della salsiccia, nonostante non disdegni, e si vede, il cibo. Non ha promosso parenti, o dato soldi ad associazioni di eventi inesistenti. Ha pensato, e con feroce e testarda determinazione ha realizzato, enormi investimenti, proporzionati ad una città da 28.000 abitanti. Il suo merito: cercare finanziamenti e portarli a casa. 

Banner Rag Giuseppe Pannullo

Quanti politici siciliani hanno questo merito, quanti in proporzione hanno portato a casa tanti soldi, in opere che rimangono e producono, non in cattedrali nel deserto. Perché Enna prima di Mirello era il Gobi della Sicilia centrale, oggi è assolutamente un’altra cosa. Certo Mirello non è dolce di “musso”, non è politicamente corretto, nel senso che siccome fa tanto, non fa fare agli altri. Ma è malato di una cosa diversa dai soliti siciliani. I quali si dividono nelle due grandi categorie di Erich Fromm, l’avere o l’essere. L’avere, quello perfettamente descritto da Verga in novelle e romanzi, l’essere quello che dal gattopardismo di Tomasi di Lampedusa arriva fino ai politici dei nostri giorni. la raccolta del consenso fine a se stesso, l’occupazione sterile del potere. Mirello ha un’altra malattia, quella del fare, magari parossistica, ma che lascia opere che supereranno la sua esistenza umana epolitica, nonostante la seconda sembri eterna.

Forse se ci fosse un Crisafulli in ogni provincia, magari di carattere ostico, ma se cosi non fosse difficilmente in questa terra di contrasti forti sopravviverebbe, ci sarebbe uno sviluppo totalmente diverso di questa nostra Sicilia. Praticamente la Sicilia supererebbe di gran lunga la Lombardia. Sognerei un Mirello anche a Palermo, che cambi il volto di questa nostra Sicilia, che ci faccia vedere il sol dell’avvenire. Il suo ultimo desiderio politico, fare il sindaco della sua città, ancora aspetta il parere della segreteria romana del PD, la quale giudica il senatore vecchio e non allineato al giovanilismo della Schlein. Ma quanti giovani dirigenti politici oggi sognano, e soprattutto realizzano, una cittadella del Sapere con ventimila giovani iscritti nelle lande abbandonate di campagna?

Per cui ad Enna diciamo, tenetevi Vladimiro, e se anche non facesse nulla per 5 anni, cosa onestamente difficile da immaginare, avrebbe la meritata medaglia al valore della sua carriera, cosa buona e giusta sia per i cattolici che per i comunisti. Un riconoscimento che onestamente pochi,politicamente, in Sicilia meriterebbero.

Giovanni Pizzo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *