Tenebrae factae sunt, la chiesa di Santa Caterina gremita per una serata di preghiera, musica e meditazione con il coro Giovanni Pierluigi da Palestrina

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Tenebrae factae sunt si conferma non solo come appuntamento artistico, ma come esperienza spirituale capace di parlare al cuore dell’uomo contemporaneo, nel tempo forte della Settimana Santa

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Una chiesa colma, oltre ogni previsione. Oltre 250 persone hanno preso parte a Tenebrae factae sunt, la meditazione in musica e parola che si è svolta sabato 28 marzo nella Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, nel cuore del centro storico di Palermo.

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Non un concerto, ma un tempo sospeso di ascolto, raccoglimento e interiorità, in cui la musica si è fatta preghiera e la parola si è intrecciata al silenzio, accompagnando i presenti dentro il mistero della Passione.

L’iniziativa, proposta dal coro Giovanni Pierluigi da Palestrina, diretto dal maestro Giosuè D’Asta, su invito del rettore Don Giuseppe Bucaro, ha trasformato lo spazio sacro in un luogo di profonda condivisione spirituale, dove arte e fede si sono incontrate in modo autentico e coinvolgente.

«È stata splendida serata di preghiera, di musica e di ascolto, grazie all’invito del rettore della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria don Giuseppe Bucaro. È il terzo anno che il coro Giovanni Pierluigi da Palestrina presenta Tenebrae Factae Sunt, con programmi sempre diversi e con letture diverse. È stato un evento che ci ha aiutato ad entrare dentro il triduo Pasquale, dentro la settimana Santa. Questo è il secondo appuntamento dopo il concerto di Natale che abbiamo fatto in Cattedrale il 20 dicembre, dopo il concerto Gaudete che è stato fatto il 5 gennaio e adesso ci prepariamo alla settimana santa», ha dichiarato il maestro D’Asta.

Al centro della serata, una meditazione costruita come un cammino spirituale, capace di condurre i presenti verso il cuore del Triduo pasquale, attraverso la forza espressiva della polifonia sacra e della parola poetica. «Liturgicamente abbiamo ripreso il vecchio sistema delle preghiere delle tenebre che si faceva nel mercoledì Santo con le famose ascensione graduale delle sette candele per indicare questa accensione della speranza in prossimità del cammino della morte e resurrezione del Signore», ha sottolineato Don Bucaro.

Un segno antico, quello delle “tenebre”, restituito con intensità contemporanea: la progressiva luce delle candele come simbolo di una speranza che cresce, mentre il buio della Passione si fa esperienza condivisa e vissuta.

Il grande afflusso di pubblico e il profondo raccoglimento che ha attraversato l’intera serata confermano come la bellezza, quando è autentica, riesca ancora a generare incontro, silenzio e partecipazione, trasformando un evento musicale in un momento di comunità e di fede.

Tenebrae factae sunt si conferma così non solo come appuntamento artistico, ma come esperienza spirituale capace di parlare al cuore dell’uomo contemporaneo, nel tempo forte della Settimana Santa.

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