Cateno De Luca, lo stratega al tavolo da poker della politica

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Se Cateno avesse ragione col suo tatticismo da Re di Picche si porrebbe come ago della bilancia delle prossime regionali, magari insieme ad un suo vecchio mentore catanese

Cateno-De-Luca

In questo momento di stasi dopo il ciclone Harry e l’uragano Cuffaro, nelle more di un rimpasto che è come la cronaca di una morte annunciata di Garçia Marquez, improvvisamente tra due coalizioni, se va bene confuse, qualcuno apre il gioco politico e tenta l’all-in. Quella consumata faccia da pokerista di paese corrispondente al nome di Cateno De Luca, dopo aver bruciato i ponti che lo legavano effimeramente al centrodestra assembleare, spariglia le carte e manda al voto la tredicesima città d’Italia, Messina, e la terza dell’isola. Tutto volevano le coalizioni tranne che misurarsi oggi su un capoluogo di provincia, per giunta città metropolitana. Ma De Luca sa giocare al tavolo da poker, perché politica non ce n’è, che mette sul tappeto verde i partiti siciliani. Lui gioca d’anticipo, non fa logorare il suo delfino Basile, e porta Messina al voto. Lo scenario avrà poche idee ma ben confuse, terreno di scontro ideale per lo Scateno regionale. Ci saranno almeno tre o più candidati sindaco, gioco che fa vincere solitamente le terze vie, al primo o al secondo turno. Ma se conosciamo bene la capacità di creare liste di De Luca punta tutto al primo turno e alla soglia del 40%, che in Sicilia significa Sindaco per chi vince e niente per chi perde. Questo gli potrebbe, se vincesse, dare per 5 anni una notevole forza contrattuale per le elezioni regionali e politiche che tra un po’ sono alle porte. 

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Chi sarà il candidato di centrodestra? Probabilmente un Pontista, e chi lo è più di un salviniano? In più c’è da considerare che nessun leghista ha avuto spazi nei capoluoghi siculi, e teoricamente a Salvini gli tocca. E dove meglio se non nella città del Ponte, il suo totem nazionale?

Per il centrosinistra, per nulla coeso sullo Stretto, ci sarà una partita di rimessa, se ha fortuna potrebbe appoggiare Cateno al secondo turno e sopravvivere al funambolo. 

Se Cateno avesse ragione col suo tatticismo da Re di Picche si porrebbe come ago della bilancia delle prossime regionali, magari insieme ad un suo vecchio mentore catanese. Non c’è pace per le coalizioni in terra di Sicilia, la terra trema quando non viene inondata.

Giovanni Pizzo

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