Obbligo della percentuale femminile nelle amministrazioni comunali siciliane. Aspettiamo Godot?
Si rimanda per non disturbare non tanto i sindaci ma i partiti rappresentati in giunta. Al cui interno è chiaro che le donne sono sotto rappresentate
Sembra che sarà difficile per il testo sugli enti locali comprendente il “Rivoluzionario”, per la Sicilia, emendamento sull’obbligo della percentuale femminile nelle amministrazioni comunali siciliane disporre il famigerato voto segreto. Questa volta le parlamentari siciliane, 15 su 70 deputati, cosa che fa evidentemente pensare, hanno fatto blocco compatto indipendentemente dai partiti di appartenenza.
Gira voce di un emendamento, ovviamente proposto dai maschietti, cosiddetto di “buonsenso”, cioè non applicare immediatamente la norma ma renderla esecutiva solo al rinnovo delle amministrazioni. Lo scopo non è solo dilatorio, anche perché la Sicilia su questo tema è stata dilatoria oltre misura, rendendoci politicamente maschilisti e patriarcali, giusto giusto al tempo della prima presidente del consiglio donna.
Lo scopo dell’eventuale emendamento correttivo è di evitare crisi politiche sulle amministrazioni in corso, già fragili consuetudinariamente, e rimandare il terribile problema della scelta degli assessori donna che prenderebbero il posto di alcuni maschietti. Solo che a breve ci sarà un voto amministrativo, con diversi comuni al voto. Per cui ci sarebbe il paradosso, sulla base dei diritti costituzionali, di due diverse Sicilie, una che funziona come il resto d’Italia, l’altra che rappresenta plasticamente l’arretratezza, che rimanda l’applicazione non di una norma ma di un diritto. Come se ci fossero comuni in cui la salute, altro diritto costituzionalmente garantito, è tutelata e comuni no. Comuni moderni ed illuminati e comuni antichi ed oscuri.
Tutto questo per non disturbare non tanto i sindaci ma i partiti rappresentati in giunta. Al cui interno è chiaro che le donne sono sotto rappresentate. C’è un segretario regionale di partito donna in Sicilia, e quante lo sono a livello provinciale o comunale?
Il problema è tutto qui, altro che Next Generation UE i cui fondi è progetti del PNRR in Sicilia non si vedono, la logica è conservare ai maschietti la politica, quello che hanno perso in altri settori se vediamo l’ingresso alla professione medica, nel notariato, in magistratura, ed in tanti altri settori della società del terzo millennio. Ma in politica no, non è un lavoro evidentemente intellettuale, ma di forza bruta, non è un confronto di idee ma di ormoni.
E si vede che va bene così visti gli ottimi risultati delle amministrazioni comunali sui servizi ai cittadini, siamo notoriamente le più performanti best practise d’Italia, con tutte le nostre città ai primi posti per qualità della vita.
Giovanni Pizzo

