L’assordante silenzio nella politica siciliana che manifesta paura
Probabilmente oggi la Regione Siciliana è una delle massime consumatrici di xanax politico del paese
Il sentiment che probabilmente oggi attraversa la Regione Siciliana è la paura. Non riguarda solo la politica, anche se la scia di indagini dell’ultimo anno è come la pesca a strascico. Perché oltre a coloro che sono stati colpiti, per aver commesso secondo le ipotesi inquirenti dei reati, ci sono tutti coloro che per ruolo o funzione, per lavoro o per babbìo, hanno parlato ed avuto a che fare con gli stessi, e che pur non indagati sono finiti, per le loro singole, anche legittime, conversazioni, nel mare magno di intercettazioni, che come una tonnara con più camere della morte hanno intrappolato il banco dei tonni della Regione siciliana.
La paura è un sentimento pervasivo, che non solo uccide i deboli di cuore, ma certamente paralizza la vita amministrativa di un ente, di un contesto fatto anche dagli stakeholder, dei dirigenti di una Regione/Stato dotata di materie, esclusive o concorrenti, di intervento vastissime. Vedere l’arresto di un dirigente delle infrastrutture per concorso esterno, non per reati amministrativi, forse non scandalizza una popolazione ormai assuefatta a scandali pluriennali, ma incute timore retrattile in tutti i colleghi del dirigente. Per cui tutto, o quasi tutto, si ferma. Le motivazioni per continuare l’ordinaria amministrazione, ad un’età in cui ti chiedono di soprassedere alla pensione per rimanere in servizio, non perché sei bravissimo, ma perché diventi indispensabile per lo svuotamento generazionale senza ricambio ormai da più di trent’anni, si assottigliano. Vai in ufficio più per abitudine che per senso del dovere, o di spirito di corpo, perché il corpo è stanco e poco convinto.
A questo si aggiunge il silenzio, timorato da ansia anche da rimpasto, degli assessori. Probabilmente oggi la Regione Siciliana è una delle massime consumatrici di xanax politico del paese. L’assessore siciliano, chi esso sia, vorrebbe fare di più, comunicare il “tanto bene che fa per gli altri”, come ha detto nell’intervista coram populo Salvatore Iacolino, dopo aver saggiamente taciuto ai magistrati, ma la paura ammutolisce voci, portavoci, e pure porta lettere, quelle di indirizzo amministrativo. C’è un assordante silenzio nella politica siciliana, nessuno dice niente o presenta nuove leggi, a parte quella sull’abolizione del voto segreto, che probabilmente verrà bocciata a segreto scrutinio. Solo che al tempo del trojan di segreto non c’è nulla, vita e comunicazioni private vengono ascoltate e spesso spiattellate. Non c’è bisogno di hacker russi o software israeliani, se vuoi sapere chi trema o si nasconde. A Palermo basta entrare in un bar o andare dal barbiere, già li sanno tutto, altro che Mossad. Qui tutto è un segreto di Pulcinella. La frase più ricorrente riguardo alla politica è mala tempora currunt. Altro che primavera. L’allerta politico segna arancione tendente al rosso.
Giovanni Pizzo

