L’Italia vende armi ma non riesce a difendere il “Mare Nostrum”

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Quello che per i latini era il Mare Nostrum è essenzialmente diventato il “mare eorum”, tra russi, americani, tra poco cinesi, gli inglesi no, loro ci stanno già da secoli e noi siciliani sappiamo bene

Mappa illustrata di Sicilia

La guerra in Persia si affaccia immediatamente nel Mare Nostrum, nel silenzio europeo e nella posa attonita delle nostre istituzioni. Prima le bombe su Cipro, l’altra notte l’esplosione di una petroliera della flotta ombra russa a causa di un drone non ancora identificato ad appena 60 miglia dalla costa siciliana. Per molto meno in Israele partono le sirene di avvertimento e la popolazione viene inviata nei rifugi. Da noi ci sono solo gli avvisi meteo ed i droni non vengono contemplati dai nostri organismi di vigilanza. Strano questo attacco che prima fa allontanare l’equipaggio.

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I russi sono maestri di depistaggi e disinformatja. Per i maghi del Cremlino, come ci narra sapientemente Giuliano da Empoli, organizzare tensione, caos, paura è guerra psicologica fondamentale per sovvertire le opinioni pubbliche occidentali. Ma teoricamente Mattarella, Meloni, Crosetto dovrebbero riunire il consiglio supremo di difesa, se non ora quando, per prendere serie determinazioni. Tipo schierare la portaerei Cavour, ammiraglia della nostra  flotta, al largo della Sicilia, onde difendere i tratti di territorio meridionale a tiro di droni e missili balistici alla loro portata. Ma la Cavour appuriamo che è in manutenzione, come tutto in Italia, presso i cantieri di Trieste,  e quindi impossibilitata ad operare. Allora mandiamo in zona operazioni la vecchia ma gloriosa Garibaldi, che dal nome la Sicilia la conosce bene, la prima portaerei della Marina italiana dal dopoguerra. Ma purtroppo l’abbiamo venduta all’Indonesia, si spera, ma non abbiamo notizie, almeno ad un buon prezzo. Sembra di tornare ai vecchi ricordi degli aerei di cartone di Mussolini, siamo capaci con Leonardo e Fincantieri di vendere armi al mondo intero, ma non riusciamo a schierare niente a nostra difesa.

Quello che per i latini era il Mare Nostrum è essenzialmente diventato il “mare eorum“, tra russi, americani, tra poco cinesi, gli inglesi no, loro ci stanno già da secoli e noi siciliani sappiamo bene. Macron schiera la sua force de frappe mentre noi ci pigliamo un frappè a piazza di Spagna aspettando Godot Trump ed i suoi prossimi coup de thèâtre, perché il mondo di oggi sembra tratto da Macbeth con tutta la sua teatrale tragicità. 

Ci sono venti di guerra che soffiano da sud come lo Scirocco, ma noi ci ostiniamo a tenere la nostra Marina tra Trieste e La Spezia come se ci dovessimo difendere da Croati o Francesi, quando l’unica nostra piattaforma strategica, come ben sanno gli americani, è in Sicilia. E forse proprio per non disturbare gli Usa non teniamo la stragrande maggioranza della Marina italiana in un grande porto naturale strategico da tempi millenari come Augusta. E se consideriamo che li ci sono le più grosse raffinerie di greggio in Europa forse lo capirebbe pure un bambino. Li potremmo essere determinanti per il fronte Sud europeo, che nessuno guarda perché questo trattato di cui facciamo parte è Nord Atlantico. Rinunciare ad una visione strategica sul Mediterraneo è l’unica cosa che rende inutile il nostro Paese. A meno che la nostra strategia sia quella di Sal da Vinci di dire per sempre si. O Signorsì.

Giovanni Pizzo

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