“Senza consenso è stupro”: Mobilitazione contro la legge Bongiorno
“Se viene commesso uno stupro, sotto la lente della Giustizia non finisce il comportamento dell’aggressore, ma le parole della donna aggredita”
“Se viene commesso uno stupro, sotto la lente della Giustizia non finisce il comportamento dell’aggressore, ma le parole della donna aggredita. È questo il rischio concreto della modifica al reato di violenza sessuale: spostare l’attenzione da chi compie la violenza a chi la subisce. Nel silenzio generale stiamo facendo un altro passo verso il Medioevo. Senza consenso è violenza”.
E’ questo il grido, con una nota, che si alza dalle donne e uomini di “Officina Democratica”, Circolo PD Catania Centro, in occasione del sit-in, organizzato a Catania, da movimenti e associazioni, per ribadire un principio che non può essere oggetto di mediazioni: senza consenso è stupro.
“In un periodo così nero per il nostro paese, accade anche questo. Che si presenti un disegno di legge di modifica del reato di 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐬𝐬𝐮𝐚𝐥𝐞, introducendo un elemento che avrà delle ripercussioni spaventose nei processi e che determinerà uno spostamento dell’attenzione sempre più sulla condotta della persona offesa e sulla sua capacità di reagire alla violenza: 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐬𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨. Ed è spaventoso che proprio due donne, la premier e la senatrice Bongiorno, vogliano questa modifica normativa che tutela di fatto i violentatori.
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞̀ 𝐞̀ 𝐞𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 – continua la nota – 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐞̀ 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚. 𝐏𝐮𝐧𝐭𝐨. 𝐄 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜’𝐞̀ 𝐝𝐢𝐬𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨, 𝐞𝐬𝐩𝐥𝐢𝐜𝐢𝐭𝐨, 𝐢𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐢𝐭𝐨, 𝐞𝐬𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞, 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐬𝐨, 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐩𝐫𝐞𝐭𝐚𝐫𝐞, 𝐦𝐚𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐫𝐬𝐢. E invece ci ritroviamo davanti a un ddl che sembra scritto più per proteggere le zone grigie che per illuminare quelle nere. 𝐔𝐧 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐚𝐠𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐬𝐜𝐞.
Il consenso non è un contratto né una prova a ostacoli. È un sì libero, entusiasta, ma revocabile in qualsiasi momento. 𝐈𝐥 𝐝𝐢𝐬𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐨 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐫𝐥𝐚𝐭𝐨, 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐨 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨: 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐮𝐨𝐥𝐞.
Introdurre una norma che presuppone l’esternazione del dissenso per rendere il reato di violenza sessuale punibile, 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐩𝐞𝐭𝐮𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐞 𝐚𝐢 𝐜𝐚𝐫𝐧𝐞𝐟𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐯𝐚𝐫𝐬𝐞𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐩𝐫𝐞𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧i 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞.
E no, non è garantismo: è deresponsabilizzazione mascherata da prudenza legislativa. 𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐧𝐞𝐠𝐨𝐳𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐞𝐧𝐭𝐞. 𝐈𝐥 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨. 𝐋’i𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨. 𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐮𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨.
Per questo dobbiamo fare rumore. Per questo dobbiamo scendere tutte e tutti in piazza per fermare una norma che è uno scempio giuridico e 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐮𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨.

