Non c’è ancora domani in Sicilia
In Sicilia a differenza delle altre regioni la parità è per votare non per amministrare
In tantissimi, anche in Sicilia hanno visto il film sulla parità di genere della Cortellesi che dipingeva l’italiano del dopoguerra in cui le donne ricevettero finalmente il pieno status di cittadini potendo votare.
Ma in Sicilia a differenza delle altre regioni la parità è per votare non per amministrare. Il numero di donne sindaco o assessori nelle giunte siciliane è bassissimo non esistendo norme che lo obblighino. In mancanza di norme il maschilismo politico, di quelli “affidabili”, i machi che “hanno” i voti, tenta una strenua resistenza non dando alle donne lo spazio che si sono prese in altri settori, come la magistratura, il notariato, la carriera medica.
Oggi in Assemblea regionale si vota sull’introduzione della misura minima del 40% di donne nelle giunte comunali, già a partire dalle consiliature in corso. E qui casca l’asino politico, si prevedono crisi coalizionali per le sostituzioni necessarie di “uomini” garantiti dal sistema politico siciliano a favore di “Femmine” che vogliono prendersi il loro spazio. Cose da mandare in tilt sia il centrodestra che il centrosinistra dove governano. Lo scontro è aperto in tutti i partiti, perché il maschilismo in Sicilia non ha colore, solo sapore di arretratezza culturale sul resto del paese. Ma se si va a votare con il voto palese c’è il rischio che tanti partiti, a parole garantisti sulla parità di genere, perdano la faccia. Quindi la soluzione sarebbe il voto segreto, quello abusato anche per le norme finanziarie, dove ci sono da sempre, e sempre di più, mance e prebende per tutti. Dove nell’ombra si nascondono i delitti politici e a volte i reati.
In Parlamento regionale ci sono solo 15 donne su 70, e questo già dice molto, teoricamente queste sono tutte d’accordo, ma questa non è una battaglia loro, e per le generazioni successive in particolare, ma anche per coloro che non si interessano di politica ma che ne hanno il diritto.
L’appello è alle donne comuni, alle consigliere comunali, a quelle di quartiere. Oggi impegnatevi, andate in Ars, fatevi vedere, volti e sguardi, di donne che oggi vogliono dire la loro ed essere messe alla priva nelle loro capacità.
Perché i “maschi”, non uomini, hanno paura di voi, e cercheranno il segreto dell’urna, l’ombra dell’intelletto, per impedirvi di contare nella società siciliana.
Giovanni Pizzo

