“Chi c’è pi mia”: l’unica legge che sembra esserci in Sicilia
La malattia iper individualista del “che c’è pi mia” ha infettato l’isola più del Covid, distruggendo territori, vedi coste devastate, comunità, ma soprattutto l’impianto culturale dei siciliani
Chi c’è pi mia sembra l’unica legge che c’è in Sicilia. È un mantra che pronunciano tutti, dall’onorevole a cui chiedono un contributo, al funzionario a cui viene chiesto lo smuoversi di una pratica, all’elettore a cui viene chiesto il voto. Mai, ma proprio mai, c’è un “cosa c’è per NOI”, la richiesta di un diritto o di un interesse collettivo. Quali sono gli interessi collettivi? La tutela della salute generale, per esempio fare gli ospedali di comunità, ma non di una comunità dove risiede il deputato tizio, ma per tutte le comunità che ne hanno bisogno. La tutela dei servizio agli anziani, ma non solo in un comune, ma in tutti i comuni. L’acqua, ma non solo in un quartiere che interessa ad un singolo politico. Dare più opportunità alle donne, ma non a quella perché “bona”, ma a tutte le donne. Non fare fuggire i giovani che studiano dall’isola, lottare contro la dispersione scolastica, dare una casa popolare, dei quartieri dignitosi a coloro che non possono farlo da soli. Questi sono gli interessi collettivi. Per questi si battevano gli ideali contrapposti della politica di qualche anno fa, non le sagre del prugna secca o della salsiccia al ceppo, per quanto buona.
La malattia iper individualista del “che c’è pi mia” ha infettato l’isola più del Covid, distruggendo territori, vedi coste devastate, comunità, ma soprattutto l’impianto culturale dei siciliani. È corrosiva e fonte di corruttela, oggi viene indagato uno, domani un altro. La responsabilità penale è ovviamente personale, ma qua non è più un problema di singoli, ma di sistema che ha fallito, che non tutela più la maggioranza dei siciliani, che non amministra quello che deve essere amministrato. Abbiamo avuto nel passato recente altri momenti di crisi politica, ma riguardavano un singolo, ma mai ci sono stati tanti politici indagati in cosi breve tempo da tangentopoli. Si sta prefigurando una chiara crisi di sistema politico, con una maggioranza depressa, ed impaurita a questo punto, che cerca di capire chi è il prossimo indagato, una opposizione attonita, con il senso di colpa di aver partecipato alle leggi mancia per amici e parenti, ed una “Jena” mediatica, La Vardera, che mette tutti in berlina, pro domo sua, anche in questo caso individualista. Con quale vantaggio? L’esposizione mediatica, che per un uomo di televisione vale più della politica, come i cachet teatrali di Grillo erano palesemente più importanti del movimento politico.
In queste condizioni il rimpasto lo faranno le procure, e forse Schifani dovrebbe azzerare tutto e fare un governo tecnico, per l’ordinaria amministrazione e per non perdere i fondi europei che fuggono, vista la poca spesa attuale. La verità è che questa generazione politica ha fallito, e dovrebbe lasciare il campo ad altre risorse umane meno compromesse. Qualcuno potrebbe, memore delle inadeguatezze grilline, dire che degli inesperti non danno garanzie, ma invece le danno coloro che votano una legge fake e la pubblicano in Gazzetta ufficiale? Coloro che invece del benessere collettivo pensano esclusivamente agli ormai quattro gatti che gli vanno appresso? Ci vuole aria nuova e non nuovismo, ci vuole gente di buona volontà che nel quotidiano si è già spesa al servizio delle comunità che nell’isola resistono. Ancora per poco.
Giovanni Pizzo

